Privileged and confidential information – la vita di un avvocato

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Tutti gli affari sembrano sempre così grandiosi finché non cominci a parlare con gli avvocati. (Andy Wharol)

Rassegnatevi! L’avvocato aiuta chi si vuole approfittare del prossimo, e difende il prossimo approfittato. Svolgiamo un servizio di pubblica utilità!

Ma siamo una razza a parte, concordo!

Ci perdiamo in discorsi che fanno venire il latte alle ginocchia alla stragrande maggioranza della gente. Quanti di voi passano una serata a discutere “amichevolmente” sul dovere dello Stato di pagare un’operazione chirurgica per il cambio di sesso e sul diritto al cambio di sesso all’anagrafe di chi si rifiuta di rinunciare ad una parte del corpo ben specifica? O sulla necessità di mettere sotto tutela chi si fa raggirare dall’ennesimo mago-ciarlatano di turno?

Quando leggiamo un articolo di giornale che riporta la morte di un ciclista provocata da una macchina pensiamo: “Hanno il permesso di pubblicare il nome del deceduto? Ma in quel punto lì non c’è la pista ciclabile? Allora, se il ciclista stava pedalando sulla strada c’è concorso di colpa?“.

Scegliamo le nostre parole con noiosa attenzione. Scriviamo usando tutti i condizionali del caso e mettendo tutti i riferimenti necessari, sia mai che involontariamente diamo appiglio a querele per diffamazione o cause di copyright.

Ci ribolle il sangue a leggere gli sfondoni in legalese: il calciatore di turno che passa da una squadra all’altra non rescinde il contratto, lo risolve! Che si trovasse in uno stato di pericolo quando l’ha concluso o che sia stato leso sembra piuttosto inverosimile.

Ci troviamo a disagio nel firmare l’ennesimo contratto di adesione senza leggerne il contenuto, perché pensiamo: “Non posso certo sostenere che non ho letto! E soprattutto non posso sostenere di non aver compreso!”.

Scuotiamo il capo a dare il milionesimo consenso “libero e informato” al trattamento dei dati personali della giornata! Libero cosa? Se non acconsento non posso godere dei tuoi beni/servizi. Informato cosa? Il collega che ti ha scritto la politica della privacy potrebbe vincere il primo premio per stile di scrittura inutilmente prolissa e arzigogolata.

Siamo rassegnati al fatto che se veniamo truffati comprando qualcosa ci dovremo attaccare al tram e tirare forte. Perché tanto, potranno esserci tutte le associazioni di tutela dei consumatori che vogliamo, tutte le autorità garanti del caso e ogni procedura semplificata a cui il legislatore poteva pensare (e approvare): noi siamo uno contro lo stuolo di colleghi che viene pagato dal grande negozio di turno. L’unico vero risarcimento danni a cui possiamo ambire è il non passare per fessi due volte comprando di nuovo da quel venditore.

Se poi lavoriamo nell’ambito del diritto della concorrenza, scegliamo la nostra banca tra quelle che non sono state multate per manipolazione dei tassi di cambio dell’euro; o pensiamo, prima di comprare il cellulare nuovo: dò i miei soldi a chi è accusato di abusare il proprio potere di mercato o alla società che potrebbe ricevere illegittimi aiuti di Stato?

Quando ad un concerto vediamo che tutti gli stand servono birre di marche diverse  allo stesso prezzo nella nostra testa appare lampeggiante la parola: “Al cartello! Al cartello!“.

Malediciamo i programmi di studio dell’università che comprendono solo un ridicolo esame di economia politica il primo semestre del primo anno quando non capiamo un accidente leggendo il parere dell’economista sugli effetti sul mercato della fusione che stiamo seguendo. E ricordiamo con piacere immenso i compiti di matematica quando dobbiamo giocare con le percentuali calcolando il potere di mercato del cliente.

La nostra ricerca sulla lotta contro i cartelli anticoncorrenziali tira fuori articoli come:

Un cartello che dura da secoli: il caso della chiesa ortodossa. La pratica delle indulgenze.

oppure

I rapporti tra la Mafia italiana e i cartelli della droga messicana – parte 2 le relazioni commerciali.”

Potete pensare quello che volete di noi avvocati, ma un pregio ce l’abbiamo: se ci domandate che abbiamo fatto a lavoro, nel 99% dei casi la risposta sarà: “Ho il segreto professionale! Non ne posso parlare!”. E passiamo a parlare d’altro.

PS: Buona giornata dell’avvocato europeo!

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